Considerazioni sul ciclismo su pista
Di Admin (del 02/07/2010 @ 09:00:53, in pista, linkato 412 volte)
Mi è capitato recentemente di spiegare ad un profano, in questo caso un mio amico incuriosito dalla materia di discussione, di quali sono le differenze tra ciclismo su strada e ciclismo su pista. Fermo restando che era già a conoscenza del fatto che uno viene svolto su strada e l’altro nei velodromi, ho iniziato a spiegare anche la differenza della bicicletta (una delle cose che i profani recepiscono meglio). Siccome l’interlocutore, essendo totalmente estraneo alla conoscenza del ciclismo, ma ricettivo nei ragionamenti, la prima cosa che mi ha chiesto è: “ ma si va più forte in pista? Come ci si prepara?”. Subito sono rimasto “spiazzato”, poi gli ho fatto un ragionamento che ha una sua logica, ovvero gli ho detto che le gare su strada sono essenzialmente lunghe (a parte le cronometro) e proprio per questa “lunghezza” deve essere privilegiata la resistenza, poi gli anche spiegato che quando viene svolta una gara su strada, dentro normalmente si effettuano tutte le specialità della pista (si insegue, si fanno gli sprint e le volate, si fa ritmo… etc.) solo che tutte queste cose, devono essere “ragionate” nell’ottica del finire la gara sulla distanza, mentre nei velodromi, si separano questi gesti atletici e si effettuano delle prove di gara su ogni disciplina (lo sprint, l’inseguimento, le variazioni di ritmo nelle gare a punti, e il passo nei record dell’ora o dietro motore). E’ capitato spesso che molti stradisti, molto forti, si siano confrontati con gli specialisti della pista, per fare un esempio: Guido Messina con Fausto Coppi, Guidone Bontempi con Ottavio Dazzan… e per venire alle categorie amatoriali, ogni tanto qualche gran fondista di successo si cimenta nel tondino. Il più delle volte, nonostante la grande capacità atletica dello stradista, nulla vale nei confronti del pistard nel suo habitat naturale (il Velodromo). Questo perché nelle discipline su pista, generalmente ogni gesto atletico deve (dovrebbe) essere portato all’eccesso, nella sua massima espressione. Per esempio, un buon passista su strada che viaggia ai 48-50 km/h di media per 10-20 km, deve confrontarsi con un pistard che fa “solo” 3000-4000 metri ai 52-54 orari. Un velocista su strada, che lancia una volata ai 57-58 orari, si trova un velocista della pista che (dovrebbe) fare almeno i 64-68 km/h. Quindi il concetto è questo, più o meno, poi nella realtà spesso anche i pistard hanno risultati modesti, soprattutto nelle categorie amatoriali, per cui tutto è relativo e contestuale, però ha un fondamento. Proprio per questo, nelle categorie giovanili, viene promossa l’attività su pista, proprio per “completezza” e conoscenza di quello che è la massima espressione in fatto di sprint, passo ed alte velocità.
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