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Nei paesi anglosassoni, com'è noto (lo si vede in televisione e al cinema), si utilizza spesso la terapia dello psicologo per risolvere i problemi e vivere in maniera armoniosa con se stessi e con gli altri. Fare agonismo ad alto livello (alto inteso come livello di aspettativa di noi stessi e non in senso assoluto, anche un "amatore" dilettante può volere molto da se stesso e non necessariamente deve essere un'atleta d'elite), può generare dello stress al quale non siamo abituati. Cosa è lo stress alla fine? E' la risposta dell'organismo (fisico e mentale, bisogna vedere l'individuo nell'insieme) ad una serie di stimoli che provengono dall'esterno, che lo pongono in condizioni di allarme. L'allenamento di fatica, pone il fisico allo stress per poi compensare con un miglioramento, così una responsabilità, un obiettivo da superare, stressa la mente e mette in discussione la nostra capacità di reagire. L'ansia è una possibile manifestazione patologica. Invece il termine Peak Performance significa la massima espressione che si può ottenere dalla prova che intendiamo fare. Il mio suggerimento è questo, non aver paura dello stress, saperci convivere, avere la certezza che una volta affrontato un problema e superato, nel bene e nel male, lo si può affrontare di nuovo con maggiore serenità. Mi è capitato di partecipare a gare importati e sentirmi con le gambe bloccate (nel ciclismo si usano le gambe, ma se facessi il tiro con l'arco probabilmente tremerebbe la mano), perchè avevo affrontato l'evento senza la giusta serenità, dagli errori, bisogna imparare. La gara è un "esame", è un momento in cui ci si mette in discussione e genera stress. Non è negativo, lo stress... ricordiamoci che senza stressare il fisico non si migliorano le prestazioni. Bisogna conviverci. Alcune regole che possono tornare utili: non alimentare ulteriori stress rispetto a quelli normali da affrontare, se non stiamo bene con noi stessi, per il lavoro, per la famiglia o problemi diversi, è meglio lasciar perdere e dedicarsi a quelli più importanti. Evitare l'atteggiamento "narcisistico", la preoccupazione della propria immagine sociale, e della supervalutazione del proprio Io, perchè l'egocentrismo non si sposa bene con una tranquillità emotiva e psicologica. Pensare solo a fare un buon lavoro, indipendentemente da quello che gli altri e noi stessi possiamo pensare a giudicare. Non temere mai i giudizi. Un'altra cosa che alimenta lo stress è l'evento imprevisto, quindi cercare la metodicità, usate i materiali che conoscete, alimentatevi come fate di solito, fate del giorno di gara una sequenza di rituali standard che conoscete bene. Anche se però, abituarsi agli "imprevisti" può essere un arma in più. Avete notato come chi ha nella sua vita affrontato più gare di alto livello sappia adattarsi meglio ad ogni situazione e vive con più tranquillità la gara? Gli avversari non devono essere motivo di stress, sia che siano più bravi di noi, sia che siano più deboli. Cosa vuol dire questo: avere il rispetto di tutti, e accettare le sconfitte come le vittorie. Evitare l'atteggiamento tipico della volpe e l'uva (non mi interessa vincere), quella è solo una potenziale invidia irrisolta che si manifesta con la non valorizzazione dell'obiettivo pur di autogiustificarsi. Nell'insieme possiamo dire che non basta solo migliorare la qualità dell'allenamento sul perfezionamento dei materiali e delle tecniche ma anche della mente per ottenere le massime prestazioni, forse l'unico doping (psicologico) che non crea danni ma migliora l'atleta.
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